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Famiglia Caselli resta una delle prime famiglie di Diamante, infatti il primo Sindaco Cav. Arcangelo Caselli, favorito dal suo rapporto con Garibaldi per essere stato uno dei mille ebbe come riconoscenza il riconoscimento di far diventare Diamante ( Comune d'Italia ) nel 1862 con la nascita dell'unità d'Italia. 

   

CASELLI

Titoli: patrizio di Cosenza                              

Dimora: Cosenza

Originaria di Cosenza ed iscritta dai tempi più antichi al suo patriziato, nobile anche nella città di Rossano; ricevuta nell’Ordine Gerosolimitano dal 1541. Con Breve Pontificio (Decreto) del 4 marzo 1879 il cavaliere dell’Ordine Gerosolimitano LUIGI venne decorato da S.S. papa Leone XIII del titolo di marchese, titolo che non era ancora riconosciuto dal Regio Governo Italiano nel 1933; RUGGIERO, ROBERTO e FRANCESCO patrizi di Cosenza, viventi nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al grifo d’oro sormontato da un rastrello a cinque pendenti di rosso.

 
DIAMANTESI ILLUSTRI
 

Nel comune di Diamante vi sono nati: Bernardo Di Ferrante, favolista (1727-89); Leopoldo Pagano (1815-62), letterato e storico di non comune valore; i patrioti Arcangelo Caselli (1825-93), Giovanni Caselli, Michele Capobianco, Giuseppe Leone, Saverio Ordine e Giovanni Siniscalchi (1816-86). Quest’ultimo fu anche profondo studioso di problemi politico-costituzionali. Giovanni Pagano (1817-78) sociologo;

 

 

 

 

 

           

 

 

Cav. Arcangelo Caselli   

 Alessandro Pagano (1824-1912) pubblicista e teologo; Bernardo Pagano (1826-96) giurista e letterato; Pasquale Pagano (1829-1905) giurista e filosofo. Antonio Siniscalchi, senior (1843-1921), avvocato stimato ed autore di perspicaci saggi filosofici; Vincenzo Pagano (1832-1921), colto scrittore e filologo, nonché patriota. Antonio Siniscalchi, junior (1886-1967), avvocato di grande cultura ed  autore di pregevoli saggi giuridici e letterali.

Infine Raffaele Capobianco e Fedele Capobianco, scienziato; il giurista Raffaele Pagano, il letterato e giurista Luigi Pagano, vissuti nel XIX secolo, ed infine Teresa Benvenuto (1953-2005) magistrato.

In ultimo come tempi, a metà del secolo scorso, resta ancora vivo il ricordo negli anziani del paese  dell'Arciprete Giovanni Caselli.

Le famiglie con segni evidenti di nobiltà ed antico casato erano i Caselli, Brancati, Capobianco, De Luna, Leporini, Leone, Ordine, Ricci ed altre. I loro portoni, costellati da pungoli di ferro a piramidi, alti cinque centimetri, ancora esistenti, erano sormontati dagli stemmi araldici che ricordavano le loro origini.  

 

Mi sono sempre chiesto chi era Giovanni Caselli, visto che  passeggiando per il Duomo di Firenze nel 1990 mi sono trovato in  via Giovanni Caselli e poi sapendo che anche nella capitale esisteva la stessa via importante.  Era al famoso inventore.
Giovanni Caselli (1815-1891), ideatore del “pantelegrafo”

Discepolo del Nobili, fin da giovine età si dedicò agli studi di fisica e all'insegnamento di essa. Il primo forse a popolarizzare in italia con apposito giornale lo studio della Scienza a Lui prediletta, ebbe la felice idea del Pantelegrafo, che non col fratellevole concorso de' suoi connazionali, ma con sussidi privati di Napoleone III poté esser tradotto in atto e destare l'universale ammirazione: e alla propria agiatezza, e a maggiori e numerose scoperte e a maggior fortune della sua prima invenzione avrebbe certo potentemente contribuito, se egli avesse accettato la nazionalità francese, che per legge dovea avere, per poter coprire il posto onorifico che gli veniva offerto, e che certamente gli avrebbe aperto la via a maggiori onori, a più brillante avvenire.
Tornato in patria, col sussidio di alcuni buoni amici e specialmente del suo concittadino Com. Prof. A. Vegni poté far eseguire all'Officina Galileo il suo Timone idromagnetico che un incompetente Ministro della Marina italiana seppe far naufragare colla fortuna del suo inventore.
In questi ultimi anni egli avea immaginato un Siluro automatico che è un vero portento dal lato scientifico e per l'applicazione alla marina: ma un generoso suo amico, amico grandissimo della pace fra gli uomini lo sconsigliò dall'attuare e pubblicare questo strumento micidiale, ed egli generosamente acconsenti a privarsi dell'aureola di gloria che esso gli avrebbe procurato. Nella sua gioventù era stato il primo in Firenze e fors'anche in Italia a ripetere la brillante esperienza di Daguerre, ed ora sul declinare della vita, dopoché l'insigne Warley di Londra ebbe pubblicamente dichiarato che il Pantelegrafo Caselli era lo strumento più adatto a trasmettere le fotografie a distanza, studiava le ingegnose modificazioni che poteano farsi al suo apparato per renderlo di uso facilissimo ed esteso, e certamente vi sarebbe riuscito presto, se i mezzi non gli faceano difetto, e se la morte non ce lo avesse rapito. La Società fotografica italiana sentì amaramente il dolore della sua perdita, chè egli era gloria nostra e dell'Italia intera. Unico conforto ne è lo splendore del suo nome, imperituro nei secoli dell'avvenire. Il collega ed amico Prof. Innocenzo Golfarelli."

Se chiedessimo di sapere quando è nato il FAX e chi ne sia stato l’inventore, sicuramente sentiremmo rispondere che questo meraviglioso strumento lo conosciamo da circa 10-15 anni e che l’invenzione non è certamente italiana. Infatti molti ritengono che l’inventore sia stato un americano o giapponese o di altra nazionalità, escludendo, quasi in modo categorico, che sia potuto essere italiano. Invece il fax è frutto dell’ingegno italiano, giacché il suo inventore è Giovanni Caselli (Siena 27.5.1815 Firenze 8.10.1891). Il Caselli era un abate; prima di prendere i voti però, aveva studiato fisica a Firenze con Leopoldo Nobili, fisico di grande fama, la cui attività scientifica diede grande impulso alla conoscenza dell’elettrotecnica. E’ autore, tra l’altro, degli “Anelli di Nobili”, opera molto consultata dagli specialisti e inserita nei programmi scolastici in cui si descrive particolarmente un tipo di galvanometro ed una pila termoelettrica. La prima attività del Caselli fu l’insegnamento di lettere e storia nelle scuole di Siena e in altre scuole toscane. Il Comune di Siena, per questo suo impegno di docente, lo nominò Direttore delle Scuole cittadine, in un contesto che faceva registrare un tasso di analfabetismo pari al 43%. Nel 1841 il Caselli fu istitutore dei figli del Conte Sanvitale nella città di Parma, famiglia dagli accesi ideali risorgimentali, professati del resto, con grande coraggio, anche dal giovane professore. Egli non esitò a votare per l’annessione di Parma al Regno di Sardegna, e ciò gli comportò l’espulsione dal Ducato insieme al Sanvitale, per cui fu costretto a dimorare prima a Parigi e poi a Firenze, città nella quale si dedicò agli studi delle scienze fisiche, con particolare riguardo all’elettricità. Nel 1854 fondò “Ricreazione”, giornale di scienze fisiche e arti il cui editore pare sia stato “Lemonnier”. Il 2 giugno 1855 I’Abate Caselli radunò nel suo laboratorio il fior fiore degli scienziati e politici fiorentini per presentare loro un telegrafo - diverso da quello “Morse’ - il quale per trasmettere i messaggi, non aveva bisogno di punti e linee, poiché riusciva a trasmettere ed a far ricevere dall’altro capo, autograficamente, uno scritto, un disegno, una frase, anche se l’altro apparecchio si fosse trovato a centinaia di chilometri di distanza. Egli battezzò questa invenzione col nome di “Pantelegrafo” (dal greco “tutto” - “lontano” - “scrivere” = “telegrafo che scrive tutto”). Nel 1856 decise di partire per Parigi, città nella quale erano fiorenti le officine per la costruzione di apparecchi elettrici e dove la sua invenzione fu subito bene accolta dalla scienza parigina. Infatti lo scienziato fu subito presentato da Lèon Faoucault a Paul Gustave Froment, uno tra i maggiori costruttori d apparecchiature scientifiche e di estrema precisione (Il “pendolo” è stat0 costruito in quelle officine). Froment decise di mettere su l’apparecchio, riservandosi diversi anni di tempo per le numerose prove di applicazione necessarie e per effettuare i dovuti perfezionamenti. Quelle officine, è bene ricordare, furono visitate da Napoleone IIIo il 10 gennaio 1860 e fu in quel luogo che il grande imperatore vide trasmettere una sua foto da questo strumento. Caselli desiderava intensamente che la sua invenzione fosse apprezzata anche negli ambienti scientifici italiani; ma così non fu e ciò lo costrinse a stabilizzarsi in Parigi, dove il 16.2.1865, il pantelegrafo fu messo finalmente in funzione. La Camera ed il Senato, dal canto loro, votarono la legge che stabiliva l’uso del “Pantelegrafo Caselli” nei telegrafi di Stato francesi, con collegamenti inizialmente tra Parigi e Lione, estesi successivamente a Marsiglia e ad altre città della Francia. Un’ordinanza ministeriale regolò la tassa di spedizione in 20 centesimi per centimetro quadrato; secondo questa tariffa il prezzo di un “Caselligramma” di 30 centimetri era di circa 6 franchi. Entusiasta di tale invenzione si mostrò il grande Rossini il quale, trovandosi a Parigi, inviò all’inventore Caselli, ad Amiens, un suo autografo e delle note su pentagramma. Fu quello il momento a partire dal quale in Italia si capì che l’abate Caselli aveva veramente dato corpo alla sua prima grande invenzione (La seconda fu il Timone Idromagnetico, sviluppatasi nel 1873 e conclusasi nel 1874). Il Re Vittorio Emanuele II gli concesse le onorificenze dei SS. Maurizio e Lazzaro ed ordinò l’allestimento di una stazione completa dell’apparecchiatura. Caselli, anche se in ritardo, si sentì gratificato e ciò lo indusse a partecipare all’esposizione degli inventori tenutasi a Firenze nel 1861, provocando vasta eco in campo internazionale. Infatti nel giugno 1865 il Pantelegrafo era già in funzione in alcune stazioni della Russia. Si può sicuramente affermare che il Pantelegrafo è da ritenersi il padre del moderno Fax. L’unico originale si conserva nell ‘ Istituto Tecnico per geometri “G.B. della Porta” di Napoli, una delle scuole più antiche della città partenopea, la prima sorta agli inizi del Regno d’ltalia, collocato in via Foria, in un antico palazzo dal maestoso androne e nel quale era, e risulta tuttora istallato, anche un ottimo laboratorio di fisica.

Una copia, invece, trovasi a Roma presso il Museo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, mentre la copia che trovavasi a Firenze, custodita in quell’lstituto e Museo di Storia della Scienza, è scomparsa in seguito all’alluvione del 1966. E’ bene far presente infne che, nel 1929, in occasione dell’Esposizione Nazionale di Storia delle Scienze, tenutasi a Firenze, i visitatori poterono vedere funzionare, con perfetta regolarità, il Pantelegrafo Caselli. L’Istituto Professionale di Stato per i Sevizi Commerciali e Turistici di Siena fu intitolato al Caselli e nella stessa scuola fu in seguito collocata una lapide celebrativa accanto all’Ufficio di Presidenza. Nel palazzo comunale, invece, fu eretto un busto marmoreo dello scienziato, attribuito allo scalpello di Tito Sarrocchi. Il Comune di Roma, con propria deliberazione n. 1929 del 22.10.1968, intitolava una nuova strada: Via Giovanni Caselli (18151891), la quale va da via Quirino Maiorana a Piazza Andrea Ampere.

 

L'abate Giovanni Caselli realizza il pantelegrafo, l'antesignano degli attuali telefax. Si tratta di un dispositivo che è in grado di inviare e ricevere immagini a distanza sulla base di un processo elettrochimico
 

Nel pantelegrafo, la punta del trasmettitore esplora il documento originale (scorrendo su di esso lungo rette parallele), e, tramite linea telegrafica, invia corrente di intensità corrispondente al ricevitore lontano. Nello stesso tempo, la punta del ricevitore percorre un foglio trattato chimicamente e annerisce la carta secondo l'intensità della corrente ricevuta. La sincronia dei due apparati è assicurata da due grandi pendoli

 

 

Diamante nasce come indipendenza territoriale nel 1642. Dalla vendita di una linfa di terra del Ducato di Belvedere M.mo a confine con il Ducato di Buonvicino e i confini di Cirella. Acquistato da Nobili Napoletani fuggiti da Napoli dai Borboni e favoreggiati dal Regno nelle terre di Calabria sotto il principato di Bisignano. Vedesi atto territoriale citato nei libri storici del Regno di Napoli e custoditi nell'archivio storico di Napoli.