| |
|
CONTACT
Famiglia Caselli resta una delle prime famiglie
di Diamante, infatti il primo Sindaco Cav. Arcangelo Caselli,
favorito dal suo rapporto con Garibaldi per essere stato uno dei
mille ebbe come riconoscenza il riconoscimento di far diventare
Diamante ( Comune d'Italia ) nel 1862 con la nascita dell'unità
d'Italia.
|
| |
Mi sono
sempre chiesto chi era Giovanni Caselli, visto che
passeggiando per il Duomo di Firenze nel 1990 mi sono trovato in
via Giovanni Caselli e poi sapendo che anche nella capitale
esisteva la stessa via importante. Era al famoso
inventore.
Giovanni Caselli (1815-1891), ideatore del “pantelegrafo”
Discepolo del Nobili, fin
da giovine età si dedicò agli studi di fisica e
all'insegnamento di essa. Il primo forse a popolarizzare in
italia con apposito giornale lo studio della Scienza a Lui
prediletta, ebbe la felice idea del Pantelegrafo, che non
col fratellevole concorso de' suoi connazionali, ma con
sussidi privati di Napoleone III poté esser tradotto in atto
e destare l'universale ammirazione: e alla propria
agiatezza, e a maggiori e numerose scoperte e a maggior
fortune della sua prima invenzione avrebbe certo
potentemente contribuito, se egli avesse accettato la
nazionalità francese, che per legge dovea avere, per poter
coprire il posto onorifico che gli veniva offerto, e che
certamente gli avrebbe aperto la via a maggiori onori, a più
brillante avvenire.
Tornato in patria, col sussidio di alcuni buoni amici e
specialmente del suo concittadino Com. Prof. A. Vegni poté
far eseguire all'Officina Galileo il suo Timone
idromagnetico che un incompetente Ministro della Marina
italiana seppe far naufragare colla fortuna del suo
inventore.
In questi ultimi anni egli avea immaginato un Siluro
automatico che è un vero portento dal lato scientifico e per
l'applicazione alla marina: ma un generoso suo amico, amico
grandissimo della pace fra gli uomini lo sconsigliò
dall'attuare e pubblicare questo strumento micidiale, ed
egli generosamente acconsenti a privarsi dell'aureola di
gloria che esso gli avrebbe procurato. Nella sua gioventù
era stato il primo in Firenze e fors'anche in Italia a
ripetere la brillante esperienza di Daguerre, ed ora sul
declinare della vita, dopoché l'insigne Warley di Londra
ebbe pubblicamente dichiarato che il Pantelegrafo Caselli
era lo strumento più adatto a trasmettere le fotografie a
distanza, studiava le ingegnose modificazioni che poteano
farsi al suo apparato per renderlo di uso facilissimo ed
esteso, e certamente vi sarebbe riuscito presto, se i mezzi
non gli faceano difetto, e se la morte non ce lo avesse
rapito. La Società fotografica italiana sentì amaramente il
dolore della sua perdita, chè egli era gloria nostra e
dell'Italia intera. Unico conforto ne è lo splendore del suo
nome, imperituro nei secoli dell'avvenire. Il collega ed
amico Prof. Innocenzo Golfarelli."
Se
chiedessimo di sapere quando è nato il FAX e chi ne sia
stato l’inventore, sicuramente sentiremmo rispondere che
questo meraviglioso strumento lo conosciamo da circa 10-15
anni e che l’invenzione non è certamente italiana. Infatti
molti ritengono che l’inventore sia stato un americano o
giapponese o di altra nazionalità, escludendo, quasi in modo
categorico, che sia potuto essere italiano. Invece il fax è
frutto dell’ingegno italiano, giacché il suo inventore è
Giovanni Caselli (Siena 27.5.1815 Firenze 8.10.1891). Il
Caselli era un abate; prima di prendere i voti però, aveva
studiato fisica a Firenze con Leopoldo Nobili, fisico di
grande fama, la cui attività scientifica diede grande
impulso alla conoscenza dell’elettrotecnica. E’ autore, tra
l’altro, degli “Anelli di Nobili”, opera molto consultata
dagli specialisti e inserita nei programmi scolastici in cui
si descrive particolarmente un tipo di galvanometro ed una
pila termoelettrica. La prima attività del Caselli fu
l’insegnamento di lettere e storia nelle scuole di Siena e
in altre scuole toscane. Il Comune di Siena, per questo suo
impegno di docente, lo nominò Direttore delle Scuole
cittadine, in un contesto che faceva registrare un tasso di
analfabetismo pari al 43%. Nel 1841 il Caselli fu istitutore
dei figli del Conte Sanvitale nella città di Parma, famiglia
dagli accesi ideali risorgimentali, professati del resto,
con grande coraggio, anche dal giovane professore. Egli non
esitò a votare per l’annessione di Parma al Regno di
Sardegna, e ciò gli comportò l’espulsione dal Ducato insieme
al Sanvitale, per cui fu costretto a dimorare prima a Parigi
e poi a Firenze, città nella quale si dedicò agli studi
delle scienze fisiche, con particolare riguardo
all’elettricità. Nel 1854 fondò “Ricreazione”, giornale di
scienze fisiche e arti il cui editore pare sia stato “Lemonnier”.
Il 2 giugno 1855 I’Abate Caselli radunò nel suo laboratorio
il fior fiore degli scienziati e politici fiorentini per
presentare loro un telegrafo - diverso da quello “Morse’ -
il quale per trasmettere i messaggi, non aveva bisogno di
punti e linee, poiché riusciva a trasmettere ed a far
ricevere dall’altro capo, autograficamente, uno scritto, un
disegno, una frase, anche se l’altro apparecchio si fosse
trovato a centinaia di chilometri di distanza. Egli battezzò
questa invenzione col nome di “Pantelegrafo” (dal greco
“tutto” - “lontano” - “scrivere” = “telegrafo che scrive
tutto”). Nel 1856 decise di partire per Parigi, città nella
quale erano fiorenti le officine per la costruzione di
apparecchi elettrici e dove la sua invenzione fu subito bene
accolta dalla scienza parigina. Infatti lo scienziato fu
subito presentato da Lèon Faoucault a Paul Gustave Froment,
uno tra i maggiori costruttori d apparecchiature
scientifiche e di estrema precisione (Il “pendolo” è stat0
costruito in quelle officine). Froment decise di mettere su
l’apparecchio, riservandosi diversi anni di tempo per le
numerose prove di applicazione necessarie e per effettuare i
dovuti perfezionamenti. Quelle officine, è bene ricordare,
furono visitate da Napoleone IIIo il 10 gennaio 1860 e fu in
quel luogo che il grande imperatore vide trasmettere una sua
foto da questo strumento. Caselli desiderava intensamente
che la sua invenzione fosse apprezzata anche negli ambienti
scientifici italiani; ma così non fu e ciò lo costrinse a
stabilizzarsi in Parigi, dove il 16.2.1865, il pantelegrafo
fu messo finalmente in funzione. La Camera ed il Senato, dal
canto loro, votarono la legge che stabiliva l’uso del
“Pantelegrafo Caselli” nei telegrafi di Stato francesi, con
collegamenti inizialmente tra Parigi e Lione, estesi
successivamente a Marsiglia e ad altre città della Francia.
Un’ordinanza ministeriale regolò la tassa di spedizione in
20 centesimi per centimetro quadrato; secondo questa tariffa
il prezzo di un “Caselligramma” di 30 centimetri era di
circa 6 franchi. Entusiasta di tale invenzione si mostrò il
grande Rossini il quale, trovandosi a Parigi, inviò
all’inventore Caselli, ad Amiens, un suo autografo e delle
note su pentagramma. Fu quello il momento a partire dal
quale in Italia si capì che l’abate Caselli aveva veramente
dato corpo alla sua prima grande invenzione (La seconda fu
il Timone Idromagnetico, sviluppatasi nel 1873 e conclusasi
nel 1874). Il Re Vittorio Emanuele II gli concesse le
onorificenze dei SS. Maurizio e Lazzaro ed ordinò
l’allestimento di una stazione completa
dell’apparecchiatura. Caselli, anche se in ritardo, si sentì
gratificato e ciò lo indusse a partecipare all’esposizione
degli inventori tenutasi a Firenze nel 1861, provocando
vasta eco in campo internazionale. Infatti nel giugno 1865
il Pantelegrafo era già in funzione in alcune stazioni della
Russia. Si può sicuramente affermare che il Pantelegrafo è
da ritenersi il padre del moderno Fax. L’unico originale si
conserva nell ‘ Istituto Tecnico per geometri “G.B. della
Porta” di Napoli, una delle scuole più antiche della città
partenopea, la prima sorta agli inizi del Regno d’ltalia,
collocato in via Foria, in un antico palazzo dal maestoso
androne e nel quale era, e risulta tuttora istallato, anche
un ottimo laboratorio di fisica.
Una copia,
invece, trovasi a Roma presso il Museo del Consiglio
Nazionale delle Ricerche, mentre la copia che trovavasi a
Firenze, custodita in quell’lstituto e Museo di Storia della
Scienza, è scomparsa in seguito all’alluvione del 1966. E’
bene far presente infne che, nel 1929, in occasione
dell’Esposizione Nazionale di Storia delle Scienze, tenutasi
a Firenze, i visitatori poterono vedere funzionare, con
perfetta regolarità, il Pantelegrafo Caselli. L’Istituto
Professionale di Stato per i Sevizi Commerciali e Turistici
di Siena fu intitolato al Caselli e nella stessa scuola fu
in seguito collocata una lapide celebrativa accanto
all’Ufficio di Presidenza. Nel palazzo comunale, invece, fu
eretto un busto marmoreo dello scienziato, attribuito allo
scalpello di Tito Sarrocchi. Il Comune di Roma, con propria
deliberazione n. 1929 del 22.10.1968, intitolava una nuova
strada: Via Giovanni Caselli (18151891), la quale va da via
Quirino Maiorana a Piazza Andrea Ampere.
|
L'abate Giovanni Caselli realizza il pantelegrafo,
l'antesignano degli attuali telefax. Si tratta di un
dispositivo che è in grado di inviare e ricevere
immagini a distanza sulla base di un processo
elettrochimico
Nel
pantelegrafo, la punta del trasmettitore esplora il
documento originale (scorrendo su di esso lungo rette
parallele), e, tramite linea telegrafica, invia corrente
di intensità corrispondente al ricevitore lontano. Nello
stesso tempo, la punta del ricevitore percorre un foglio
trattato chimicamente e annerisce la carta secondo
l'intensità della corrente ricevuta. La sincronia dei
due apparati è assicurata da due grandi pendoli
|
|
|
Diamante nasce come indipendenza territoriale nel 1642. Dalla
vendita di una linfa di terra del Ducato di Belvedere M.mo a
confine con il Ducato di Buonvicino e i confini di Cirella.
Acquistato da Nobili Napoletani fuggiti da Napoli dai Borboni e
favoreggiati dal Regno nelle terre di Calabria sotto il
principato di Bisignano. Vedesi atto territoriale citato nei
libri storici del Regno di Napoli e custoditi nell'archivio
storico di Napoli.
|